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Custodire lo splendore

febbraio 18, 2017

Custodire lo splendore

“Versare senza mai riempire,

attingere senza mai svuotare

e senza sapere da dove questo viene,

ecco ciò che si chiama custodire lo splendore.”

François Jullien, Il saggio è senza idee, 2002

“A distanza di tempo mi convinco che Silvia Stucky ha attuato varie forme di resilienza, mediante un singolare sincretismo che concilia, con discreta naturalezza, la tradizione orientale del giardino («preso a prestito»), e una prossemica dell’arte territoriale di matrice occidentale. I suoi interventi di arte pubblica nel paesaggio nascono primariamente da una sensibilità ecologica e da un’attitudine relazionale, che procede con romantica attenzione, non avvalendosi di un unico codice espressivo, ma contemplandone molti; né di una processualità marcatamente autoriale. Anche la dialettica arte/natura – che pure da sempre connota il lavoro di Silvia Stucky – rifluisce in istanze progettuali che tendenzialmente la neutralizzano, e in forme creative che sviluppano la poetica del vuoto, appartenendo a culture e tradizioni diverse che l’artista indaga e pratica indifferentemente nella quotidianità: l’osservazione silente e peripatetica; il disegno referenziale e l’espressione calligrafica; la cerimonia del tè; l’automimetismo e la riproduzione video e fotografica; l’insegnamento e l’esercizio del taijiquan.” Rossella Caruso

“Opera per paradosso Silvia Stucky. Sottrae le immagini per creare il visibile. Le immagini nel mondo hanno preso il posto del mondo. L’horror vacui che caratterizza il presente non concede più l’intervallo. L’intervallo è perduto (G. Dorfles), nella sua forma spaziale e nella sua forma temporale. È perduto persino nella sua forma sonora. […] Operare per paradosso significa rivoltare il flusso e l’ordine del discorso del mondo per interrogarsi sul discorso nel mondo. Questo discorso si pone come paradosso. Un logos senza logos è il comportamento dell’artista. L’artista è il responsabile dell’intervallo ritrovato. La musica sta nel silenzio fra una nota e l’altra (J. Cage). L’energia sta nel vuoto fra i raggi della ruota e il suo mozzo (Lao Tse). Bisogna operare per sottrazione se si vuol vedere qualcosa. Bisogna sottrarre, non creare immagini in più. Silvia Stucky opera assumendo una responsabilità. Agire in un luogo significa porre una domanda: non “cosa voglio dal luogo?” ma “cosa vuole il luogo da me?”.” Dario Evola

La mostra Custodire lo splendore presenta opere che coinvolgono il pubblico e lo invitano a riflettere su temi quali natura, meraviglia, consapevolezza, attenzione.

Nella mostra, Silvia Stucky presenta opere inedite, che nascono però da suoi progetti già presentati in mostre ed eventi.

Opera senza io è un libro di foto e disegni a pennello, creato per l’evento Genius noci all’Orto Botanico del maggio 2015. Finora visibile solo online, il libro diventa adesso un oggetto fisico che si può sfogliare e ‘toccare’.

Senza io è un’opera del 2006, una serie di 93 frottages di foglie d’edera, dalla quale sono poi nate altre opere esposte nel 2014 e nel 2015. La sequenza dei frottages diviene ora un video, che oltre alle immagini contiene i nomi delle persone che hanno scelto ciascuna il proprio frottage preferito.

Silvia Stucky. Custodire lo splendore  

testi critici di Rossella Caruso e Dario Evola

maggio 2016  | Interno 14 | Roma

Interno 14 – lo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica

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“Senza io”  2006,  93 frottage, datati dal 21 marzo al 21 giugno 2006, grafite su carta,  33.5 x 24 cm ognuno

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“Senza io” 2006-2016,  immagini digitali in loop

 

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“Edera”  aprile 2016

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“Edera”  aprile 2016

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“Edera” aprile 2016 stampa digitale su carta Hahnemühle Bamboo, 16 x 16 cm

 

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“Edera”  aprile 2016,  stampa digitale su carta Hahnemühle Bamboo, 16 x 16 cm

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