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Le jardin intérieur, 2007

agosto 18, 2010

Suona il tuo flauto, ora sempre più forte
ora più piano finché si perda;
fai che risuoni, e che le cime degli alberi ne tremino,
suona il tuo flauto, suona finché il suono suo
si perda nei bocci di rosa

Friedrich Gottlieb Klopstock, ode 93

Fiori di Luce
fra natura e artificio

Castel Giuliano, maggio 2007

di Silvia Bordini

Tema difficile, i fiori, per un artista di oggi.  Troppo belli, fragili e multicolori, soavemente e perentoriamente invasi da stereotipi secolari, dalle vette della poesia agli slogan un po’ kitsch delle canzonette.  Il fiore come ornamento, il fiore come messaggio, il fiore come omaggio, il fiore come grazia, il fiore come poesia, il fiore reciso, il fiore artificiale, il fiore che sboccia, il fiore che appassisce, il fiore che si dona, il fiore che si coltiva.  Il fiore, la pianta, l’albero, il prato.
Oggetto nell’arte di virtuosismi sontuosi e di minuziosa scienza botanica, i fiori appartengono alla complessa cultura formale e simbolica del giardino, luogo ideale e idealizzato della meditazione e dei piaceri dello spirito, nella dialettica tra dominio sulla natura e emulazione della natura: e testimoniano, nelle nature morte, l’allegoria della vanitas, la fragilità della bellezza, la fugacità dell’esistenza.
Una dimensione intima, e in qualche modo estrema, pervade sempre l’immagine dei fiori.  Raffigurarli ha qualcosa di innocente, qualcosa di infantile, una purezza primitiva; e nello stesso tempo evoca e impone sublimi raffinatezze, sul crinale del rapporto tra artificio e natura.

Le jardin intérieur di Silvia Stucky osserva e indaga con la telecamera, in una mobile immobilità, fiori, fogliami e racemi nelle infinite e raffinate varianti di antichi dipinti iraniani.  Esplora una cultura che solo ai viluppi e alle figure di un mondo vegetale popolato da piccoli animali fiabeschi concede lo statuto di immagine.  Costruendo così, poco a poco, in un tempo lento e iterato, il rito di una meditazione prolungata, lineare e ogni istante diversa.  Come acqua che scorre, nella fluidità del video fiorisce una successione ininterrotta di piante, pietrificate nei colori della ceramica e dell’affresco.  L’intervento tecnologico è leggero – macchina fissa e montaggio minimo – e si raccorda all’opera della mano, nei dipinti dei grandi alberi che si innalzano su due lunghi pannelli di carta.  Come sempre, il modo di lavorare di Silvia configura una presenza silenziosa che assorbe le immagini in una zona di opaca sensibilità da cui riaffiorano nitide, decantate, essenziali, musicali.

Fiori di luce, fiori artificiali, perché l’arte è sempre artificio, la natura è una creatura mutante, la bellezza è pervasa da un senso di memoria e di perdita.  Qualcosa da preservare con attenzione.

Le jardin intérieur,  2007
colore, sonoro
durata: 5’56’’
ripresa e montaggio: Silvia Stucky
musica: Hamid Khabbazi, tar
post-produzione AVID: Danilo Tedone
formato originale: Digital Betacam, PAL
formato di proiezione: DVD

Le riprese per questo video sono state effettuate in Iran, 2004.

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