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Le jardin intérieur , 2007

aprile 5, 2010

"Le jardin intérieur", 2007, Tralevolte, Roma

«Una volta, tanto tempo fa, l’anziano di un monastero infisse un albero secco in cima a una montagna e ordinò a un suo discepolo di innaffiare ogni giorno quell’albero finché non fosse tornato a fiorire.
Per molti anni, ogni mattina, il giovane riempì un secchio d’acqua e si mise in cammino.
Per raggiungere la cima del monte ci metteva tutta la giornata, dall’alba al tramonto.
Ogni giorno arrivava alla cima con un secchio d’acqua, innaffiava il ceppo e ritornava al monastero a notte fatta.
Andò avanti così per tre lunghi anni, finché un bel mattino arrivato sulla cima vide che il suo albero era tutto coperto di fiori!»


Il Semplice in cammino

di Cesare Sarzini

Le jardin intérieur è il lavoro che Silvia Stucky ha realizzato per lo spazio; in esso compaiono su delle carte dipinte intrecci di rami, foglie e fiori, colorati nelle gamme di azzurri: dal blu oltremare al turchese. All’ingresso un grande dipinto su carta occupa per tutta l’altezza metà dell’arcata,  anch’esso presenta motivi floreali azzurri, blu oltremare, turchese. Altre carte, di dimensioni ridotte, si inseriscono discretamente sulle pareti, dove sono collocate anche due fotografie digitali che palesano un atteggiamento caratteristico dell’artista: l’attento e assorto sguardo con cui serenamente osserva come da una finestra il mondo.
Un video e un libro di pagine, una dopo l’altra, dipinte interamente di fiori concludono l’intervento di Silvia Stucky. Il colore predominante di tutto il lavoro è l’azzurro, nelle diverse variazioni, riferimento all’acqua.
Non è molto appropriato parlare di intervento per Silvia Stucky ed è opportuno chiarire che si deve intendere il termine non come un’azione  invasiva nello spazio ma, invece, come occasione per esplicare il suo lavoro; essendo il suo principale campo di interesse non lo spazio delimitato e conchiuso ma quello infinito e in continua trasformazione. L’artista da diversi anni ha posto al centro della sua attività artistica l’acqua e la semplicità del quotidiano, osservandone dell’una l’immobilità nella mutevolezza e dell’altra la profondità che si può cogliere in essa.
Anche se il grande dipinto asseconda la forma dell’arcata, il lavoro della Stucky non trae di certo l’origine dalle strutture dell’ambiente; il titolo della mostra sposta dall’esterno all’interno, dall’esteriorità all’interiorità il problema dello spazio. Inoltre lo spazio non si deve considerare isolato dalla temporalità. E’ il tempo, il mutamento, la trasformazione ciò che questo lavoro vuole far affiorare; questa la forma ‘interna’ di Le jardin intérieur corrispondente a quella ‘esterna’: le piante, i fiori, il vaso, l’acqua, il libro e il ghiaino. Trasformazione della materia e dell’anima.
Silvia Stucky, sia che operi con la carta o con il video, sia che intervenga in un ambiente o lavori liberamente, mostra una disposizione, un atteggiamento verso la natura grazie al quale le opere d’arte si realizzano senza sforzo; queste non sono mai dipendenti da una costruzione o da una invenzione tendente ad un oggetto ma fuoriescono spontanee e naturali.
Un tale rapporto di sintonia e di simbiosi con la natura, poco aderente alle concezioni estetiche occidentali, deriva dall’adesione di Silvia Stucky alle filosofie orientali, alle quali il suo lavoro è strettamente correlato; solo seguendola in questa direzione se ne possono comprendere le caratteristiche e il coincidere di etica ed estetica.
Tutte le cose operano insieme, mai completamente disgiunte, ‘fioriscono’ per ritornare ognuna alla sua radice verso l’immobilità, ma per coglierla è necessario mettersi in cammino per l’ascolto attivo; per conquistarlo l’artista con rito e disciplinato esercizio deve riuscire a svuotarsi di ogni pensiero in modo che possa avvertire il fluire delle energie e ridarlo.
Nell’installazione della grande carta dipinta si può individuare la natura nel suo insieme organico di processi, riducibili alle immagini del vaso, dei fiori e delle piante, del ghiaino che simboleggiano non essenze ma flussi vitali. Essi sono già di per sé processi, anche se apparentemente immobili; sono i cinque principi dinamici del legno, del fuoco, della terra, dell’acqua e del metallo.
Rimandano il vaso alla terra, le piante e i fiori al legno, l’azzurro all’acqua, il ghiaino al metallo; mai uno di questi agenti è completamente puro, sarebbe la contraddizione del perenne trasformarsi, per cui in ogni agente agiscono anche gli altri. Dalla frase precedente si mette in luce la distanza tra le essenze e la metafisica occidentale che tende a separare, distinguere, isolare e la concezione orientale della natura, sempre in trasformazione e unitaria, che conduce il lavoro di Silvia Stucky  nella costante ricerca di ciò che nella mutazione permane unito: le piante e i fiori sono agenti del legno e la loro colorazione azzurra allude all’acquosa linfa.
Così i fiori e le piante azzurre sono il simbolo aperto di questi agenti o principi dinamici, a loro volta strumenti di trasformazione sia per l’artista sia per chi ne contempla le opere. Silvia Stucky, avendo liberato il cuore e la mente dalla signoria delle cose, può cogliere nella quotidianità, allontanando le banalità, le connessioni tra il piccolo e il grande e può giungere al semplice. Con Le jardin intérieur la mente-cuore dell’artista ci introduce oltre la banalità delle cose e delle idee comuni aprendoci un orizzonte di suggestioni che parlano sia alla mente sia al cuore.
Se la mente e il cuore non sono disgiunti nella contemplazione, grazie al vuoto che l’artista ha prodotto in se, l’energia vitale della natura si incanala nelle ‘aperture’ rifluendo nell’opera.
L’artista assume la funzione di un ponte: non interviene nella realtà, dandogli un taglio susseguente a un progetto, ma la vive e, assecondandola come l’uomo che cullato dalle onde del mare abbandonandosi ad esse si fa trasportare, ne capta il battito interiore, in sé e fuori di se, esplorando così il mistero dell’universo. Non si può leggere, allora, una tale arte con i concetti occidentali di creatività e di espressività; si deve piuttosto evidenziare che l’opera d’arte di Silvia Stucky è uno scaturito e un “inespresso”. Il gesto dell’artista risulta talmente naturale che è privo di sforzo; egli non ostenta, non ricerca il complesso ma la semplicità.
L’opera di Silvia Stucky testimonia un cammino, una possibile via di salvezza per un mondo sempre più invadente e oppressivo nel quale si è gettati; solo a chi, svuotata la mente da ogni pensiero e dispostosi in silenzioso e umile ascolto di fronte al semplice, può apparire nel fluire della vita un’illuminazione che riveli l’inutilità di ogni taglio, di ogni griglia che si è soliti imporre al reale.
Chi giunge a questo stato di ascolto attivo e profondo, avverte il perenne fluire delle energie vitali e intuisce nella cosa più immobile, come una pietra, la mutabilità o nell’acqua l’immobilità nello scorrere.
In Le jardin intérieur si respira la freschezza dell’interiorità della natura e del silenzioso abbandono in essa che lo collocano distante da tanta cultura incline allo spettacolare.

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