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Il segreto delle colline che si incontrano 2017

giugno 10, 2018
Fatti di Terra
(Progetto Lessness) a cura di Beppe Sebaste

Stanza – Ci sono cieli dappertutto  Narni (TR)  29 ottobre 2017 – 13 gennaio 2018

La mostra vuole esplorare e portare all’attenzione l’avventura dell’abitare la terra (“abitare”: verbo non di “stato in”, ma di “moto a luogo”), l’ossimoro della terra come utopia vissuta, la terra come sogno, la “sacralità” della terra come luogo di contemplazione – dove cioè si edificano templi, lo stupore infine del suo tremore, la sua vita indipendente dall’uomo, quelle scosse che hanno turbato e attraversato – e sempre attraverseranno, essendo la naturale espressione di ogni lembo di terra sulla Terra – la terra su cui “sta” la Stanza nella sua nomade stanzialità, nel sud dell’Umbria. L’umano stupore è insito già dal nome nei “fatti di terra”, ex terrae facti, cioè “esterrefatti”.

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25 febbraio 2018 

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25 febbraio 2018  La Stanza, Narni  il lavoro ha lasciato la mostra, ma ha lasciato una traccia

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“il segreto / le terre / una traccia”  25 febbraio 2018  La Stanza, Narni

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“il segreto / le terre / una traccia” firmato Silvia Stucky, Silvia Bordini, Beppe Sebaste

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“il segreto / le terre / una traccia” firmato Silvia Stucky, Silvia Bordini, Beppe Sebaste

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“il segreto / le terre / una traccia” firmato Silvia Stucky, Silvia Bordini, Beppe Sebaste

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Mobile–Immobile. AcquaTerra

giugno 9, 2018

Mobile–Immobile. AcquaTerra

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L’interazione Montagna-Acqua è l’incarnazione della trasformazione universale

L’acqua è uno dei temi centrali del mio lavoro dal 1996, con il primo video Mobile–Immobile.

La riflessione sull’acqua è legata alla mutevolezza, fragilità e forza di questo elemento essenziale per la nostra esistenza.

Il lavoro vuole invitare a pensare in modo critico e consapevole alla gravità delle sfide che attendono il mondo intero intorno alle questioni legate all’acqua e al diritto all’acqua.

 

DIRITTI IN TRANSITO ALL’EX DOGANA DI  SCALO SAN LORENZO

30 settembre e 1 ottobre 2017 avrà luogo, nei locali della Ex Dogana in via Scalo San Lorenzo 10,  il grande evento “Diritti in Transito” già realizzato con grande successo nell’aprile 2016.

La manifestazione sarà l’occasione per tanti operatori della cultura, associazioni e artisti di esprimersi, ognuno con il proprio talento e la propria sensibilità, sui temi dell’immigrazione, dell’accoglienza, della legalità, dei diritti delle donne e dei bambini, della violenza, della discriminazione in base all’orientamento sessuale, della disabilità, dell’ambiente, della salute, della biodiversità e della realizzazione dell’essere umano.

Attraverso spettacoli teatrali, conferenze, incontri, tavole rotonde, mostre, proiezioni, danza, musica e attività per bambini il pubblico sarà spettatore, ma a tratti protagonista, in  un percorso profondo, coinvolgente e creativo di riconoscimento di sé e dell’altro fino al riconoscimento di condividere una condizione comune: l’essere umani.

“I diritti umani sono sempre al centro delle politiche del II Municipio – dichiarano la Presidente Francesca Del Bello e l’Assessora alle politiche per l’integrazione, per i diritti e le pari opportunità – e siamo in prima linea per diffondere la cultura della tutela e del rispetto dei diritti umani.  Questi temi  non possono essere affrontati solo in termini di ordine pubblico e sicurezza ma è necessario attuare politiche che rimettano al centro la persona umana senza distinzioni di razza, sesso, lingua o religione. La cultura e la solidarietà rappresentano il linguaggio di conoscenza più adatto al terzo millennio”.

 

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Getterò in mare il cuore che ha qualche desiderio 2016

dicembre 26, 2017

Transfusioni#Sul filo del desiderio   a cura di Anna D’Elia   Archivio Menna/Binga – sede romana della “Fondazione Filiberto Menna”  Roma   10 – 21 ottobre 2017 

RAW Rome Art Week e AMACI Tredicesima Giornata del Contemporaneo

Sul filo del desiderio Anna D’Elia (dal catalogo)

“Tessere parole, intrecciare relazioni, costruire storie a tu per tu col presente vivificato dal passato, declinando in forme diverse la parola arte con installazioni, performance, video, fotografia e pittura. Al di là degli steccati disciplinari, rivelare le profonde affinità che legano scienza, filosofia, poesia, astronomia e arte.” A questa sfida hanno risposto gli artisti interpellati accettando di dipanare il filo messo nelle loro mani per continuare insieme un dialogo sull’arte possibile oggi, lontani dal glamour e dai palcoscenici troppo battuti. Pochi gli input dati a ciascuno: soprattutto non è una mostra a tema, al contrario lo rinnega per accettarne tanti. Quello che si legge tra un’opera e l’altra è un racconto che apre al presente e lo interroga, interrogando lo spettatore.  […]

Al termine, l’opera di Silvia Stucky, con la quale il percorso espositivo si conclude, ma da cui potrebbe ricominciare perché in questo lavoro, dal titolo Getterò in mare il cuore che ha qualche desiderio sono racchiuse tutte le idee dell’intera mostra: l’unione tra macro e microcosmo, la funzione etica e politica dell’arte, la necessità di aprirsi all’altro da sé. Tale densità concettuale è sintetizzata in due delicate gouaches in cui l’artista, con levità e decisione com’è nel suo temperamento, riproduce un fregio floreale tratto da una decorazione persiana. Il segreto non è nel contenuto tematico, né in quello iconografico, tantomeno nell’originalità visto che l’opera replica un’immagine preesistente, ma è nella capacità di calma e attenzione che si riesce a raggiungere nel realizzarla. È su tali requisiti che l’artista sollecita una riflessione, poiché senza calma e attenzione, nulla d’importante è possibile fare, che sia un piccolo gesto o una grande impresa. Ed è necessaria calma e attenzione anche per guardare questi disegni in cui i due fregi, disposti su fogli in modo speculare, alludono a un moto di avvicinamento dell’uno verso l’altro. Tutt’intorno c’è il vuoto, che si pone come potenzialità massima d’accoglimento, condizione fondamentale per ogni inizio. Il lavoro appartiene alla pratica ‘senza io’ cui la Stucky si dedica da alcuni anni, pratica in cui precipuo compito dell’artista è quello di porsi in ascolto e registrare la creazione che si svolge sotto gli occhi e alla quale si rado si presta attenzione.

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l’allestimento

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inaugurazione  10 ottobre 2017 

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“Getterò in mare il cuore che ha qualche desiderio” 2016, gouache su carta, dittico, 43,5 x 31,5 cm 

Riprendo decorazioni e motivi iconografici di culture diverse, sostituisco al gesto ‘creativo’ un gesto che segue un modello preesistente. È una pratica ‘senza io’, una pratica che richiede estrema calma e attenzione perché i materiali usati, pennello, acquerello e carta, non ammettono errori. Questa modalità di lavoro ha per me un valore etico e politico, nel senso indicato da Giangiorgio Pasqualotto: “La pratica dell’attenzione ad una cosa semplice o a un movimento elementare abitua corpo e mente ad un particolare atteggiamento nei confronti di tutti gli esseri viventi che esclude ogni forma di asservimento o di utilizzazione più o meno violenta.” In un mondo globalizzato dobbiamo sapere, conoscere, pensare e mettere insieme il meglio che ogni cultura ci offre, aprirci ad un ‘altro’ e non avere paura del ‘diverso’. L’occidente ha molto da imparare in materia di pari opportunità.  Silvia Stucky

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foto Paolo Landriscina

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foto Marco Adinolfi

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Immagine|Fenomeno 象xiang [1]

dicembre 17, 2017

 

“Essere ricettivi ci mette in grado di cogliere la natura intima di ogni immagine-fenomeno, qualcuno che vedendo penetra nella cosa vista, si fa tutt’uno con essa, e ne riceve a sua volta lo sguardo vivo. Questa modalità di relazione sarà messa in atto nell’incontro con ciascun visitatore. Ogni incontro sarà perciò diverso, così come ogni visitatore sceglierà un diverso testo.”

Queste le frasi che chiudono la scheda del mio progetto. Essere ricettivi. Se io sono ricettiva anche il mio ospite lo sarà. Ogni visitatore o visitatrice è un ospite, io lo accolgo. La modalità di accogliere e ospitare è il primo passo per incontrarsi.

Ho disposto sedie e tavolo su un asse laterale rispetto alla porta (e non frontale, con la mia sedia in faccia a chi entra); così quando l’ospite esce posso facilmente alzarmi insieme a lei/lui, salutarlo e accogliere il prossimo.

Comincio a notare che molti entrando, dopo un colpo d’occhio nella cella, accennano un sorriso, si presentano dandomi la mano, pronunciano il loro nome, e allora io dico il mio.

Ci sediamo, chiedo di scegliere a caso fra i fogli con le citazioni tratte da La donna del mare, e di leggere il testo ad alta voce.

Da qui in poi ogni ospite ha la sua storia; il contatto, le parole, cambiano. Si riflette sulla diversità dei due mondi: occidente e oriente, sulla separazione, pensare, pensarci come soggetti separati da tutto; oppure unire, vedere le cose come trasformazione di una nell’altra, vedere noi stessi come parte integrante di tutto quanto ci circonda, vedere in ogni immagine, in ogni forma, la vita contenuta in quella forma; per questo non si può separare il fenomeno – quindi la vita – dall’immagine. La vita è il respiro, il soffio che ci tiene in vita è lo stesso che tiene in vita la natura.

Ogni ospite fa la sua riflessione.

Poi prova a respirare il suo tratto di inchiostro nero.

Ci sono molti modi diversi: alcuni prima dicono che non sanno dipingere, ma poi lo dimenticano; altri iniziano incerti e poi fanno un tratto deciso; alcuni sono soddisfatti dopo il primo tratto, altri cercano, con più segni, qualcosa; alcuni hanno una forma nella testa, altri no… alcuni fanno un bel respiro prima di poggiare il pennello sulla carta, alcuni sorridono, altri sono serissimi, concentrati, attenti, rilassati, indecisi… è diverso per ogni ospite.

Leggono uno dei brani dal trattato sulla pittura cinese; alcuni rileggono e fanno sì con la testa, alcuni leggono lentamente, altri nel leggere mettono l’accento su certe parole.

Quando escono mi salutano e mi ringraziano, sento che qualcosa è arrivato, e anche io voglio ringraziarli tutti.

Giulia, Adelaide, Jacopo, Elena, Francesca, Luciano, Vittorio, Giuliano, Elisa R., Hans Hermann K., Carlotta, Saskia M., Francesco M., Martin F., Fabio B., Gabriele, Michele, Marina Carlotta, Dorina A., Tommaso e Dario, Elena e Maria Cristina (primo giorno).

Gianni, Carmine L., Adriano, Nicoletta e Federica, Valentina, Marta B., Adriano, Antonella, Zoe, Savina, Roberta G., Marco, Publia, Barbara, Romana e Ilaria, Valli, Anna, Ella e Danilo M., Marinella B., Federica, Andrea, Titti, Gloria, Francesca, Regula Z., Salvatore V. (secondo giorno).

Dal catalogo Face to Face pagina 433

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Immagine|Fenomeno 象xiang

settembre 9, 2017

Immagine|Fenomeno     象xiang

La lingua cinese impiega uno stesso termine per indicare tanto l’immagine quanto il fenomeno.  象xiang   E considera l’atto creativo come espressione di una processualità naturale.

Una riflessione fra e su La donna del mare di Ibsen e i Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara di Shitao, in 10 punti.

In La donna del mare, Ellida è costretta a scegliere perché separa e divide in mondi diversi.  Il mio invito è a non scegliere, non separare, unire, osservare e guardare il mare come qualcosa di non separato; a essere il mare.

‘Immagine senza forma’ è un’espressione per dire che l’immagine non è la rappresentazione di un oggetto o di un paesaggio; l’arte e gli artisti cinesi non sono interessati alle forme/immagini in quanto tali, perché esse non esistono se non in relazione al loro essere immagine-fenomeno, cioè forme vitali in continuo cambiamento, trasformazione.

Il respiro, il cuore, lo spirito dell’artista sono un’unica cosa con la natura che genera-trasforma, e il soffio che ci tiene in vita è lo stesso che tiene in vita la natura.

Essere ricettivi ci mette in grado di cogliere la natura intima di ogni immagine-fenomeno, qualcuno che vedendo penetra nella cosa vista, si fa tutt’uno con essa, e ne riceve a sua volta lo sguardo vivo.

Questa modalità di relazione sarà messa in atto nell’incontro con ciascun visitatore.  Ogni incontro sarà perciò diverso, così come ogni visitatore sceglierà un diverso testo.

 

La donna del mare

1

Sto dipingendo il fiordo laggiù fra le isole…

Proprio malata non è. In questi ultimi anni, però, è stata assai nervosa. Ossia: va soggetta a delle crisi periodiche di nervi. Che cosa abbia veramente non son riuscito a capirlo. Ma per lei, veda, tuffarsi in mare è un bisogno e una gioia.

è indubitabile che il tempo trascorso laggiù ha lasciato in lei tracce molto profonde. Qui la gente non riesce a comprenderla affatto. Lo sa come la chiamano? “La donna del mare”.

2

Io ritengo piuttosto che sia lei, signora Wangel, ad avere dei legami personali col mare e con tutto ciò che si riferisce al mare.

Ecco! Ora viene il fatto strano che io non potrò mai dimenticare, finché viva. Perché lui aggiunse, parlando anche stavolta pacatamente: “Ma lei è mia. E me dovrà seguire, anche se mi toccherà andare a prenderla a casa come un annegato che torni su dal fondo del mare”.

Eppure non l’ho. è così. Perché anche io vivo in qualcosa da cui gli altri sono esclusi.

3

è laggiù, il mare.

Sì. Tu non puoi soffrire questo paese: le montagne ti opprimono, pesano sul tuo cuore. Qui non c’è abbastanza luce, per te, l’orizzonte non è abbastanza vasto. Qui i venti non sono abbastanza eccitanti e gagliardi.

In questo hai perfettamente ragione. Giorno e notte, d’inverno e d’estate, io sento sempre questa nostalgia del mare.

Parlavamo quasi sempre del mare. Ah!… del mare!

4

Parlavamo di tempeste e di bonacce, delle notti buie trascorse a bordo, dello scintillìo delle onde nelle giornate serene. Ma il più spesso parlavamo delle balene, dei pesci volanti e delle foche che si godono il sole sugli scogli. E poi parlavamo dei gabbiani, delle aquile e di tutti gli altri uccelli marini che tu sai. Pensa… che cosa strana: quando discorrevamo di queste cose, mi sembrava che fra lui e gli abitanti e gli uccelli del mare ci fosse come una parentela…

Cavò di tasca un portachiavi e si tolse dal dito un anello che usava portare. Poi tolse anche a me un anellino che avevo. Mise i due anelli insieme nel portachiavi. Poi disse che noi due dovevamo sposarci al mare.

Sì. Disse proprio così. Dopodiché gettò con tutta la sua forza portachiavi e anelli quanto più lontano poté nell’acqua profonda.

5

Di questo orrendo, inesplicabile potere che mi domina.

Sì, il terrore. Un terrore così grande, che solo il mare mi sembra possa contenerlo. Devi sapere, Wangel…

No che non lo erano! E tu non lo hai notato. I suoi occhi cambiavano colore insieme col mare. Se il fiordo era calmo e scintillante al sole, anche gli occhi splendevano allo stesso modo. E così quando infuriava la tempesta. Tu non le hai viste, queste cose, ma io sì.

E domani mattina torna indietro. Domani mattina riprende il mare aperto… l’oceano. Pensate un po’… essere a bordo di quella nave! Se uno potesse! se davvero uno potesse…

6

No, non lo credo. Io ritengo che se fin dall’inizio gli uomini si fossero abituati a trascorrere la loro vita sul mare – o addirittura nel mare –, noi saremmo stati di gran lunga più perfetti di come siamo. Saremmo stati più buoni e più felici.

Oh, no, non è così! Questa gioia rassomiglia a quella che proviamo per le lunghe e luminose giornate estive: una gioia offuscata dal pensiero dell’imminente stagione invernale, che ci porterà il buio. è proprio un pensiero di questo genere a gettare la sua ombra sulla gioia degli uomini, così come le nuvole spinte dal vento stendono l’ombra sul fiordo. Eccolo là, tutto azzurro e splendente: e poi, all’improvviso…

No. A che servirebbe? Se Ellida vuole stare con me, bisogna che venga via spontaneamente. E nel caso che a quell’ora tu ti sia decisa a seguirmi sul mare…

7

No, niente di questo. Se tu dirai qualcosa, io lo negherò. Farlo andare in prigione, no! Egli appartiene al mare aperto. Quello è il suo mondo.

Sì, Wangel! Quell’uomo lì è come il mare.

Non ha notato come le persone che risiedono presso il mare aperto costituiscono quasi una razza a parte? Sembra che vivano la vita stessa del mare. Nei loro pensieri, nei loro sentimenti ci sono delle onde, c’è l’alta e la bassa marea. Eppoi, esse non sopportano di venir trapiantate altrove. Oh, avrei dovuto pensarci prima, a queste cose! è stato un vero delitto, portare via di là Ellida e trasferirla in un posto tanto chiuso.

L’orrore consiste nel fatto che la cosa mi spaventa e mi attrae al tempo stesso.

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Proteggermi? difendermi da che cosa?… Nessun potere, nessuna violenza mi minaccia dall’esterno. L’orrore risiede molto più nel profondo, Wangel. La cosa tremenda è l’attrazione che sento vibrare dentro di me. E che puoi tu fare contro di questo?

Oh! cos’è questo potere che mi attira, mi tenta, mi chiama verso l’ignoto? Tutta la forza del mare si è concentrata in esso!

Wangel! voglio dirti una cosa… voglio dirtela in modo che la senta anche lui. Tu puoi benissimo trattenermi qui. Hai la forza e i mezzi per farlo. E forse lo farai veramente. Ma la mia mente… i miei pensieri… tutti i desideri più ardenti del mio cuore… questi non li potrai legare. Questi faranno impeto e voleranno su… verso quel mondo ignoto… dal quale tu mi hai esclusa.

9

Lo vedo bene, Ellida. A passo a passo tu ti stai allontanando da me. Tu cerchi qualcosa che non abbia confini né termine. Tu persegui una mèta irraggiungibile. E questa brama finirà per far sprofondare la tua mente nel buio della notte.

Ma questo non deve accadere. Non c’è altra via di salvezza, per te. Io, per lo meno, non riesco a vederne nessun’altra. E perciò… appunto perciò… io intendo rescindere il contratto. Tu puoi, dunque, scegliere la tua strada… in piena ed assoluta libertà.

Ellida! la tua mente è come il mare. Ha flussi e riflussi… Da che cosa è nato questo cambiamento?

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Un po’ alla volta… comincio a comprenderti. Tu pensi e senti per immagini… per immagini visibili. La tua brama, il tuo anelito per il mare, l’attrazione che provavi verso quell’uomo… erano l’espressione di un’esigenza di libertà che si era destata in te e andava crescendo sempre più. Nient’altro che questo.

Sì, mio caro e fedele amico. Ora ritornerò a te. Ora posso farlo. Perché adesso io vengo a te come una creatura libera… spontaneamente… consapevolmente.

Veda, signor Arnholm… Ricorda ciò che dicemmo ieri, parlando di questo? Quando si è diventati ormai creature terrestri, non è più possibile trovare la via per ritornare al mare… Né tanto meno per ritornare alla vita acquatica.

Henrik Ibsen, La donna del mare, trad. di Piero Monaci (Milano: Rizzoli, 1959)

Discorsi sulla pittura

alterità/incontro

L’esercizio filosofico [che una simile lettura richiede] è quello di una presa di distanza dal proprio modo inveterato di pensare per provare a intendere una forma inedita, alternativa di pensiero. Esercizio etico e non solo teoretico: se l’approccio all’altro venisse tinto sempre del colore delle nostre proiezioni su tale alterità, si potrebbe davvero parlare di un incontro?

Il rischio in agguato è ogni volta quello di interiorizzare la differenza, scioglierla nella nostra identità – nelle forme del proprio domandare, nelle categorie a cui si è abituati e a cui non si vuole rinunciare nemmeno per un istante, per la paura di dover riconoscere la loro particolarità, il loro carattere culturalmente determinato.

Qui l’esercizio di apertura del pensiero a una differenza trova un aiuto, paradossalmente, in quello che forse è il maggiore ostacolo: la lingua in cui i concetti sono espressi.

vedere/contemplare

Non rappresentare la forma [dunque], bensì far avvertire, rilanciare l’emanazione del qi è il compito del pittore cinese. Shitao lo sottolinea più volte: l’unico accordo che davvero conta raggiungere è quello interiore. Solo abbandonando la preoccupazione della somiglianza esteriore si raggiunge questa ‘somiglianza’, che non ha nulla a che vedere con la riproduzione di una figura esteriore. Un’immagine che, secondo i canoni e le categorie occidentali, definiremmo bella, deve essere un’immagine efficace nel veicolare la dimensione spirituale, shēng, in altri termini deve trattarsi di un’immagine viva, animata, vibrante. è in gioco una differente modalità del vedere. Un vedere non meramente osservativo, obiettivante, ma un vedere partecipante, avvolto-avvolgente, che si intrattiene in una relazione con il veduto che elude la consueta distinzione tra soggetto e oggetto. Vedente e veduto, emozioni e ambiente sono elementi sempre inscritti l’uno nell’altro; la loro divisione è puramente nominale, frutto della necessità analitica del discorso, del linguaggio.

[…] il vedere profondo, non superficiale, è un vedere che diventa anche un ascoltare, un contemplare, un entrare in risonanza con il suo oggetto. Il vedere, così inteso, diventa altresì un essere visto, essere accolto in seno all’ambiente nel quale lo sguardo spazia, si muove, circola – proprio come il qi. Anche lo sguardo, lungi dall’essere la proiezione monodirezionata di un raggio ottico, si trasforma in una circolazione energetica, respiratoria. Il termine guān, non a caso impiegato [anche] nei contesti taoista e buddhista, dice proprio il contemplare, l’osservare, il vedere non distratto né superficiale; esprime il comprendere in profondità. E denota tanto lo sguardo quanto lo spettacolo che si presenta alla vista, in un’indistinzione di soggettività ed oggettività che non significa banale confusione, ma consapevole incontro e intreccio delle due dimensioni. Vedere sul serio significa riconoscersi tutt’uno con ciò che si vede, riconoscersi visti, elementi dello scenario, e non soggetti esterni alla scena o distinti da essa.

scrivere = dipingere

xie (scrivere) e畫 hua (dipingere) sono spesso intercambiabili: al tempo stesso si ‘scrive’ un dipinto, si ‘dipinge’ una poesia. Il carattere 畫hua, che stilizza una mano intenta a tracciare dei segni con un pennello, indica un’operazione culturale, antropologica.

L’atto del dipingere come quello dello scrivere rappresentano il culmine del processo di civilizzazione, il suo estremo compimento. Nella pittura, inoltre, si compenetrano le discipline più onorate nel mondo cinese: la ‘calligrafia’ e la poesia.

segno/frammento

Ogni segno è traccia che rivela l’insieme di cui è frammento, ma nel quale l’insieme stesso si riconosce e si dispiega. Questa logica dell’allusivo permea [anche] tutto l’insegnamento confuciano, così come tutti i classici del taoismo: quanto più si dice, o si pretende di dire, di rivelare, tanto più ci si allontana dal cogliere la vita, che resta sempre al di là del dicibile.

spontaneità

Il dipingere si rivela un atto naturale, che appartiene alla natura (自然 ziran, ciò che accade ‘così da sé’): solo un dipingere che ha raggiunto la ‘spontaneità’ è un dipingere vitale, autentico, non mera copia del visibile ma restituzione e rilancio dell’animazione propria delle forme del mondo. Solo questo tipo di pittura è in grado di cogliere la natura intima di ogni immagine-fenomeno (象xiang) che (ri)genera sulla pagina. Far circolare un soffio vitale, mettere in immagine un modo di vita, una dimensione di spirito (神 shen).

vuoto

Il vuoto (無 wu) è il luogo all’origine di ogni forma e di ogni immagine, la matrice da cui ogni fenomeno-immagine emerge e si immerge. Al tempo stesso, il vuoto non è l’assoluto originario, che potrebbe esistere a priori e indipendentemente dal pieno; dal pieno è, infatti, esso stesso condizionato, determinato, dunque relativizzato.

Pieno e vuoto sono interdipendenti, così come inchiostro e carta, come cuore (心 xin) e mano (手 shǒu), interiorità del pittore ed esteriorità del paesaggio.

“La forma è vuoto, il vuoto è forma”, dove col primo verso si sostiene che tutte le forme esistenti sono prive di sé, e, con il secondo, che il vuoto è condizione di possibilità di tutte le forme.

ricettività/conoscenza

“Circa la ricettività e la conoscenza, la ricettività precede e la conoscenza segue.”

Ricettività (受 shòu) e conoscenza (識 shi) sono due concetti complementari, che si integrano l’un l’altro. Shòu designa il modo in cui la mente entra in contatto con l’universo esterno e lo percepisce, mentre shi è un altro termine per designare la mente in quanto facoltà di comprendere e di discernere. Shòu è ricettività in tutti i sensi che può assumere il termine: percezione, ricezione, capacità di ascolto, accoglienza, empatia nei confronti dell’altro. Si può dire che attraverso questa qualità di attenzione e di apertura agli stimoli che riceviamo sia dall’esterno che dall’interno si può sviluppare la capacità di discernimento e di comprensione necessaria per vivere nel mondo, con gli altri, e per cogliere i fenomeni nel loro dispiegarsi.

La disciplina del pittore è innanzi tutto quella di qualcuno che vede: non semplicemente un osservatore, ma un contemplativo, qualcuno che vedendo penetra nella cosa vista, si fa tutt’uno con essa, e ne riceve a sua volta lo sguardo vivo. La conoscenza profonda di sé e del mondo passa attraverso questa capacità di attenzione e di accoglimento del mondo, dell’esterno, dell’altro.

naturalezza

La vera naturalezza non è il punto di partenza dell’addestramento, ma la meta a cui si tende, punto di arrivo dell’ideale percorso verso la maturità artistica e la comunione con il mondo. Bisogna diventare naturali.

[…] la fase culminante del processo di affinamento e di ricerca è quella dell’abbandono, della liberazione: si lascia sia l’adesione sterile alla forma, sia la volontà di distacco, che a sua volta potrebbe generare una forma di attaccamento o produrre un’identificazione con l’idea stessa di libertà dagli schemi. Ri離 (lasciare, abbandonare, liberare) indica la capacità di attingere spontaneamente alla propria disciplina, senza più far appello in modo conscio ai dettami della tradizione o alle tecniche acquisite. La naturalezza è ora davvero perfetta, meravigliosa ( miao), perché educata e raffinata dall’esercizio, e dal lavoro. In cinese si definisce una pittura squisita con il termine miao, meraviglioso, perfetto, secondo un ordine che non eccede però quello della natura stessa.

nutrire la vita

Ma è solo il lavoro che opera la trasformazione? è solo il duro allenamento? Nessun testo lo dice espressamente, ma si potrebbe aggiungere, o esplicitare un pensiero ulteriore circa il modo della maturazione: è la vita stessa che, con i suoi rovesci e le sue modificazioni, con il suo scorrere di ore, di giorni e di anni, ci forma e ci trasforma. È la vita che, per chi sa ‘ascoltarla’, elimina gli orpelli e riduce all’essenziale. Anche piegando, torcendo il vivente, essa decanta, spoglia, distilla, purifica.

nascere/formarsi

Il pittore cinese dice una sola semplice parola, shēng, nascere, formarsi, essere in vita. Vita è ciò che non si deduce né si concepisce, che in quanto fenomeno non può essere colto né da parole né da suoni. In Cina la pratica artistica è una pratica di trasformazione della vita. Raccogliersi per lasciar emergere il gesto pittorico non è negazione ascetica del mondo, né costituisce una lotta accanita contro di esso o contro la difficoltà dell’ispirazione, contro il bianco muto della pagina. è piuttosto un modo proprio dell’esistenza compresa all’interno del mondo e partecipe di esso. La pittura genera-trasforma così come la natura genera-trasforma; non c’è imitazione delle figure e degli elementi naturali, ma rinnovamento del loro modo di procedere, di crescere, di animare la vita.

Shitao, Sulla pittura, a cura di Marcello Ghilardi, prefazione di Giangiorgio Pasqualotto (Milano-Udine: Mimesis, 2008)

Questi dieci frammenti non sono numerati perché non hanno un ordine prestabilito; ognuno può essere liberamente associato a ciascuno dei dieci passi de La donna del mare.

La donna del mare di Ibsen e i Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara di Shitao

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04 nella mia cella preparativi

07 preparare il tavolo

08 nella mia cella

09 sul tavolo

10 pennelli e sumi

11 pronti ad accogliere gli ospiti

12 Immaginefenomeno sulla porta

13 la cella

14 testi tratti da La donna del mare di Ibsen

15 testi tratti da La donna del mare di Ibsen

Inserisci una didascalia

16 secondo giorno 12 settembre sulla parete alcuni fogli dipinti il primo giorno dai visitatori

20 sopra la porta della mia cella

“FACE to FACE the maieutic machine” un progetto di Giorgio de Finis

face to face

21 martin

22 regula

Foto Riccardo Muzzi 01

Foto Riccardo Muzzi 02

Foto Riccardo Muzzi 03

 

Immagine senza forma [1]

agosto 31, 2017

Tenete in mano la grande immagine e il mondo intero verrà a voi.”  Laozi

Questo lavoro è un percorso che conduce da dentro a fuori: da dentro me a fuori di me; da me a voi; dal cuore della fortezza al mare.

Il mio Autoritratto (dentro/fuori) è subito gettato sul mare, archetipo e matrice allo stesso tempo. Il giardino interiore segna la pratica per cercare l’armonia nella natura delle cose. anima indica il lavoro per spogliarsi dell’io; le frasi tratte da La donna del mare di Henrik Ibsen conducono una riflessione sulla scelta, sulla separazione/attrazione; questo lavoro non sceglie, non separa, piuttosto unisce. Portando con me l’anima in lotta, io annullo il confine che divide, cammino nel Sentiero che non ha interruzioni.

Lo spettatore è condotto fuori da un filo, in alto, sopra il mare; sotto, sul bastione, è invitato a sedersi, a guardare attraverso una cornice il mare immenso che non può essere limitato.

La sua immagine più grande è senza forma: la sua immagine è il mutamento, la spontaneità, l’equilibrio, è l’armonia delle regole della natura. Se noi ci conformiamo a quelle regole, se respiriamo assieme al mare, alla sua immagine senza forma, solo allora vedremo il mare, dentro e oltre la cornice. Faremo parte del mare. Non più parti separate: dentro e fuori sono il soffio che agisce il mutamento del mondo.

nella mostra Arkétipi & Matrici a cura di Antonio E.M. Giordano.

Comune di Monte Argentario in collaborazione con l’A.A.I.A. Associazione Amici Italia Austria;  Forte Stella, Porto Ercole, Monte Argentario.  dal 15 al 30 luglio 2017

01 Stucky vistadellamostra

Silvia Stucky, Forte Stella, interno

02 Stucky fotobyJacopoBenci

05 Stucky Autoritratto 2005

Silvia Stucky “Autoritratto” 2005, immagine digitale su carta Hahnemühle, Archivio Italiano dell’Autoritratto Fotografico, MUSINF, Museo d’Arte Moderna dell’Informazione e della Fotografia, Senigallia

06 Stucky Il giardino interiore 2017

Silvia Stucky  “Il giardino interiore”  2017, acquerello su carta, 201,5×91 cm

11 Stucky anima 2000 fotobyJacopoBenci

Silvia Stucky  “anima”  2000, installazione, tintura per tessuti su lino, dimensioni variabili

13 Stucky La donna del mare 2017 fotobyJacopoBenci

Silvia Stucky  “La donna del mare”  2017, 33 fogli, stampa digitale su carta, 21×14 cm

14 Stucky La donna del mare 2017 particolare

Silvia Stucky  “La donna del mare”  2017, 33 fogli, stampa digitale su carta, 21×14 cm

15 Stucky fotobyJacopoBenci

16 Stucky Portando con me l_anima in lotta 2017

Silvia Stucky “Portando con me l’anima in lotta” 2017, immagine digitale su carta Hahnemühle

17 Stucky Sentiero 2017

Silvia Stucky “Sentiero” 2017, installazione, pietre

18 Stucky Sentiero 2017

Silvia Stucky “Sentiero” 2017, installazione, pietre

Immagine senza forma [2]

agosto 31, 2017

Immagine senza forma

Siediti, osserva; ascolta suoni e odori, respira insieme al mare.

Attraversa la cornice per uscire dalla cornice. Un sottile percorso conduce il tuo respiro sulle onde e nelle acque profonde.

Questa opera è il luogo (terra / mare / cielo); è un invito a trovare una relazione profonda tra noi e il mare. L’opera è un concetto, è una pratica; è il pensiero, è la riflessione e la comprensione che la nostra vita non esiste come cosa a sé stante ma solo in relazione con tutto ciò che ci circonda. L’opera è lo sguardo e il respiro, è l’immagine senza forma, il soffio che agisce il mutamento del mondo.

22 Stucky Immagine senza forma 2017

Silvia Stucky  “Immagine senza forma” 2017, Forte Stella.

24 Stucky Immagine senza forma 2017

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017, installazione interattiva, particolare

19 Stucky Immagine senza forma 2017

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017, vista del bastione dall’alto

20 Stucky Immagine senza forma 2017

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017, installazione interattiva

21 Stucky Immagine senza forma 2017

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017, sedia e cornice, ferro verniciato

23 Stucky Immagine senza forma 2017 fotobyGiuliaRipandelli

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017, installazione interattiva, inaugurazione 15.7.2017

25 Stucky Immagine senza forma 2017 fotobyGiuliaRipandelli

“Immagine senza forma”  2017 inaugurazione (Sara Piersantelli, Elisa Capecchi, Silvia Stucky)   foto Giulia Ripandelli

26 Stucky Immagine senza forma 2017 fotobyJacopoBenci

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017,  foto Jacopo Benci

27 Stucky Immagine senza forma 2017 fotobyJacopoBenci

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017,  foto Jacopo Benci

28 Stucky Immagine senza forma 2017

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017,  ultimo giorno prima del tramonto

29 Stucky Immagine senza forma 2017

Silvia Stucky  “Immagine senza forma”  2017,  ultimo giorno, ombre prima del tramonto

30 Stucky Immaginesenzaforma

Silvia Stucky, da Forte Stella il mare dopo il tramonto, 30.7.2017

Immagine senza forma, installazione interattiva nella mostra Arkétipi & Matrici a cura di Antonio E.M. Giordano.

Comune di Monte Argentario in collaborazione con l’A.A.I.A. Associazione Amici Italia Austria;  Forte Stella, Porto Ercole, Monte Argentario.  dal 15 al 30 luglio 2017

“Un invito a guardare fuori, a compiere il percorso che dalla fortezza porta verso l’esterno e quindi verso il mare, è tutta l’opera di Silvia Stucky. Nella limpidezza e purezza della sua ricerca, è partita da quella visione dalle alte mura del Forte. L’opera fotografica che ne è nata “Portando con me l’anima in lotta” nei giorni precedenti l’inaugurazione è divenuta performance, fondendosi con citazioni dalla “Donna del mare” di Ibsen. Mare e per conversione Blu, sono elementi archetipici, matrici centrali del discorso che si svolge all’interno e all’esterno della Fortezza. Quell’Autoritratto subito gettato sul mare, stimola la curiosità dello spettatore a muoversi fuori dalla Fortezza per ammirare lui stesso lo spettacolo della Natura. Ad attenderlo vi è una sedia e di fronte una cornice. “Immagine senza forma” è un invito ad entrare in armonia con la Natura, ascoltandone la voce sussurrata, per uscire dalla cornice e comprendere che la nostra vita ha senso solo in relazione a ciò che ci circonda.”  Giulia Del Papa su Hidalgo