Skip to content

Il Cerchio del Cielo 2014

luglio 6, 2014
Silvia Stucky, IlCerchio del Cielo, 2014
video still

Silvia Stucky  Il Cerchio del Cielo,  2014

9’15”

riprese: Silvia Stucky

 

I riti di unione fra terra e cielo esistevano nella tradizione cinese ancor prima del taoismo.

Il cielo è rappresentato dal cerchio, e la terra dal quadrato.

Tian Tan, il Tempio del Cielo, era il luogo più sacro della Cina; i geomanti che parteciparono alla sua costruzione, tra il 1406 e il 1420, decretarono che esso sorgeva nel punto in cui la terra incontra il cielo.

L’altare circolare è il centro della terra, il luogo dell’incontro, dove l’imperatore si metteva in contatto con il cielo. Qui era posto il trono dell’imperatore durante la cerimonia che prevedeva nove fasi, sacrifici di animali, fuochi altissimi verso il cielo, e suoni di tamburi.

Nove è il numero simbolo dell’imperatore, il numero perfetto, che tende all’infinito e quindi al cielo.

Oggi la grande area che comprende il Tempio del Cielo è un luogo di incontri, canti, giochi, suoni.

Senza io 2014

luglio 3, 2014

Silvia Stucky. Senza io   2014 
installazione non inquinante, foglie secche | Villa Gregoriana, 22-23 marzo 2014

Agire nella natura per un artista è un modo per riflettere sul rapporto fra l’essere umano e quanto lo circonda.
Tutelare la natura significa proteggere noi stessi, in quanto parte della natura. Non possiamo vivere se terra, acqua e cielo sono inquinati, se alberi e piante sono compromessi e distrutti.
Ciò sembra ovvio, ma nella realtà ognuno di noi contribuisce a inquinare e quindi a distruggere la natura che ci tiene in vita.

Ho scelto di realizzare una installazione ‘a perdere’, non inquinante, costituita da 93 foglie d’edera che avevo raccolto nel 2006 e che erano state allora oggetto/soggetto di una mia opera costituita da 93 fogli bianchi formato A4, su ognuno dei quali avevo fatto il frottage di una foglia, uno per ogni giorno, dal 21 marzo 2006 (solstizio di primavera) al 21 giugno 2006 (solstizio d’estate).
I frottage delle foglie rivelavano la bellezza e l’estrema diversità delle foglie, tutte prelevate dalla stessa pianta. Nelle venature di ciascuna foglia ci sono le leggi e i misteri della Grande Natura.

Dal 2006 ho conservato le foglie in una scatola di cartone, ed ora esse sono tornate in un luogo naturale, per testimoniare la loro bellezza, il loro mistero, la loro diversità, e far riflettere.
Il titolo di questa nuova opera è Senza io, per mettere in rilievo non l’artista ma l’incredibile ricchezza di forme della natura, che si manifesta anche in una semplice foglia.
Le foglie resteranno nella Villa Gregoriana; col tempo cadranno e torneranno nella terra da cui sono venute, nel ciclo continuo di morte e rinascita di cui tutta la natura vive.

Come testimonia la storia di questa splendida Villa, noi possiamo forse regolare alcuni eventi naturali: ma dobbiamo farlo nel rispetto di leggi e regole, altrimenti le acque, di nuovo, ci sommergeranno.

La forma dell’acqua [6]

luglio 3, 2014

Silvia Stucky. La forma dell’acqua

un’opera permanente nel Giardino dei Passionisti alla Scala Santa

La fotinia ha messo le nuove foglie rosse

La forma dell’acqua [5]

marzo 23, 2014

…Se il messaggio di Silvia Stucky al fondo di questa serie di opere è sostenere il dialogo fra differenti spiritualità e culture, tra occidente e oriente, un posto suggestivo e ideale è appunto uno tsukubai dove siamo invitati a lasciare i pregiudizi e raccoglierci in mezzo alle cose del giardino. La purificazione è la preparazione di base, di mente e di corpo, sulla quale possono nascere fra di noi comunicazioni fresche, così come la pulizia del giardino ha la funzione di ospitare, e rendere più nitidi, i mutamenti e le interazioni inaspettate attraverso varie stagioni. (Sachimine Masui)

…Ma il tema del viaggio, che rende il lavoro di Silvia, a pieno titolo, tra le ricerche più significative e mature della scena romana di questi anni, conduce ad un altro interessante aspetto, preponderante nelle sue opere e, in particolare, nell’intero progetto pensato per il Giardino della Scala Santa. Il nomadismo culturale diviene, infatti, occasione per una riflessione sul concetto di interculturalità, di mediazione culturale, di confronto e, quindi, anche di dialogo tra confessioni, spiritualità diverse conferendo, in tal modo, all’interesse per l’Oriente che permea da anni la sua produzione (diversamente declinato tra Iran, Turchia, Cina, India e Giappone), una valenza non solo unicamente formale ma un significato più profondo ponendo, così, la sua ricerca al di là e al riparo dalle mode del momento. In anni in cui abbiamo assistito al prevalere fastidioso di tanta new age in nome di orientalismi a buon mercato, la passione di Silvia per il medio ed estremo Oriente si è nutrita, unitamente a quella che naturalmente deve essere stata la spinta offerta da una curiosità personale, alla fonte della storia dell’arte (basterà il nome di Matisse), alla pratica del taijiquan, alla cerimonia del tè e all’esercizio di osservazione di quella che potrei definire l’intima comprensione del mondo. In questa chiave, quindi, deve, dovrebbe leggersi sia l’attività degli ultimi dieci anni sia l’intervento realizzato per quest’occasione dove l’artista ha raggiunto una naturalezza così spiazzante da rendere, a mio avviso, inutili altre parole. E ciò considerato il suo pensiero sull’arte è, evidentemente, un apprezzamento. (Gabriella De Marco)

estratti da catalogo Silvia Stucky. La forma dell’acqua

scarica il pdf completo dei testi

Silvia Stucky, "La forma dell'acqua",  2013

Silvia Stucky, “La forma dell’acqua”, 2013

testi 1-21 2013xblog

La forma dell’acqua [4]

marzo 23, 2014

Silvia Stucky,  La forma dell’acqua,  2013,  fotografie digitali, Giappone 2009

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

La forma dell’acqua [3]

marzo 23, 2014

Silvia Stucky,  La forma dell’acqua,  2013,

opera permanente nel Giardino dei Passionisti alla Scala Santa, Roma

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

 

Immagine

La forma dell’acqua [2]

marzo 23, 2014

Accoglienza e umiltà sulla Via della pace

Siamo grati a Tito e ai Padri Passionisti che hanno voluto accogliere questa opera permanente nel Giardino del Convento dei Passionisti alla Scala Santa. Questa opera è pensata come un legame fra uomo e natura, fra Oriente e Occidente, e vuol essere un forte messaggio di dialogo fra differenti spiritualità sulla via della pace; essa tuttavia si inserirà con discrezione in un angolo nel giardino. Disporsi alla ospitalità è il primo passo da compiere per conoscere altre culture. Tutte le religioni riservano un posto particolare al tema dell’ospitalità. L’opera nel giardino della Scala Santa accoglie al suo interno, come uno dei suoi elementi principali, uno tsukubai 蹲踞, una pietra grezza in cui è stata scavata una cavità per l’acqua. Sempre presente nei giardini delle stanze del tè e anche in altri tipi di giardini giapponesi, lo tsukubai ha funzione di purificazione attraverso il lavaggio delle mani. La sua posizione spesso bassa obbliga la persona ad accovacciarsi in segno di umiltà. Queste caratteristiche dello tsukubai creano un simbolico legame con la conca per l’acqua santa, anch’essa simbolo di purificazione, presente nelle chiese e alla Scala Santa. Pietra e acqua sono ritenuti in Oriente i fondamenti del paesaggio, gli elementi primi della natura, opposti eppure complementari, in continuo e reciproco legame nell’infinita mobilità e ciclicità della natura di cui anche noi facciamo parte.

Francesco Pezzini, Alessandra Scerrato, Silvia Stucky

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.